Essere adolescenti oggi non è semplicemente una fase della vita. È un’esperienza immersiva, continua, senza vere pause. Il mondo non si spegne mai. Le notifiche arrivano di sera, di notte, al risveglio. Le relazioni non restano a scuola o nel gruppo degli amici, ma continuano sugli schermi. Le immagini, i confronti, le aspettative, le opinioni degli altri sono sempre presenti.
Molti genitori e adulti osservano questo scenario con preoccupazione. Parlano di distrazione, dipendenza, mancanza di concentrazione. Gli adolescenti, invece, spesso parlano di stanchezza, pressione, senso di essere costantemente esposti. In mezzo, c’è una generazione che cresce in un ambiente emotivo e relazionale completamente nuovo, senza avere ancora gli strumenti per orientarsi.
C’è un momento, durante l’adolescenza, in cui il futuro smette di essere una promessa e diventa una minaccia. Non arriva all’improvviso. Si insinua lentamente, spesso sotto forma di domande silenziose: “Chi diventerò?”, “Sarò all’altezza?”, “E se sbagliassi tutto?”
Il sonno è molto più che semplice riposo: è un processo fondamentale per il cervello e il benessere emotivo. Durante il sonno, il cervello consolida i ricordi, elabora le emozioni e ripristina le funzioni cognitive. Dormire poco o male può rendere più difficile concentrarsi, regolare l’umore e gestire lo stress.
Chi soffre di ADHD, depressione o lavora su turni può incontrare sfide particolari legate al sonno. Ad esempio, chi ha ADHD può avere difficoltà ad addormentarsi a causa di pensieri incessanti, mentre la depressione può portare a ipersonnia o sonno frammentato. I turni di lavoro o orari irregolari possono alterare il ritmo circadiano naturale, rendendo più difficile raggiungere un sonno profondo e rigenerante.
Ci sono relazioni che non fanno più stare bene, eppure non finiscono. Non perché manchi la consapevolezza che qualcosa non funzioni, ma perché l’idea di andarsene sembra ancora più spaventosa del restare. In questi casi, la relazione diventa un luogo di blocco. Non è più uno spazio di crescita, ma nemmeno qualcosa che si riesce a lasciare.
Molte persone descrivono questa esperienza con frasi come “so che non va, ma non riesco a fare il passo”, oppure “resto perché non so cosa ci sarebbe dopo”. Non si tratta di debolezza, né di mancanza di lucidità. Spesso si tratta di una paralisi emotiva profonda, che ha a che fare con la paura del cambiamento, della perdita e dell’ignoto.
Prima o poi, molte persone arrivano a una realizzazione confusa e destabilizzante: le strategie che un tempo aiutavano a farcela non funzionano più. Tenersi costantemente occupati non placa più l’ansia. L’iper-produttività smette di dare stabilità. Persino strumenti considerati “sani”, come scrivere un diario o l’auto-riflessione, iniziano a sembrare inefficaci o stancanti.
Questa esperienza è destabilizzante, ma dal punto di vista psicologico è spesso un segnale di cambiamento, non di fallimento.
In un mondo che celebra la sicurezza di sé, la competenza e il costante miglioramento personale, molte persone vivono una silenziosa contraddizione interiore. All’esterno appaiono composte, capaci e socialmente disinvolte.
Tutti noi conviviamo con una voce critica interna. Non è qualcosa che riguarda solo chi soffre, chi è in terapia o chi ha vissuto esperienze difficili. È parte del funzionamento umano. La differenza non sta nell’avere o non avere quella voce, ma nel modo in cui ci relazioniamo ad essa.
C’è chi ha imparato a riconoscerla come una voce della mente, una parte che commenta, giudica, avverte, ma che non coincide con la realtà. E c’è chi, invece, quella voce la vive come una verità assoluta, come se ciò che dice fosse un dato di fatto, incontestabile.
È spesso qui che nasce la sofferenza.
Molte persone sono attratte dall’idea dell’amore e della connessione, ma sperimentano una paura profonda quando si tratta di costruire relazioni reali. Questa paura può rendere l’impegno opprimente, la vicinanza minacciosa o persino portare all’autosabotaggio quando un potenziale partner si avvicina troppo.
Ci sono momenti in cui tutto sembra, sulla carta, sotto controllo. Il lavoro c’è, la famiglia va avanti, le responsabilità sono tante ma gestibili. Eppure dentro senti un peso costante, una stanchezza che non passa nemmeno dopo aver riposato, una sensazione di essere sempre “in allerta”.
Molte persone descrivono questo stato come un sentirsi sopraffatti senza un motivo chiaro. In realtà, molto spesso, il motivo esiste e ha un nome preciso: carico mentale.
Il carico mentale non è solo stress. È un accumulo invisibile di pensieri, preoccupazioni, decisioni e responsabilità che occupano la mente in modo continuo. È ciò che rende difficile rilassarsi davvero, anche quando non stai facendo nulla di concreto.
Tendiamo a fidarci delle persone sicure di sé. Parlano con chiarezza, esitano poco e sembrano sempre certe di quello che fanno. È naturale pensare che la sicurezza derivi dalla competenza. La psicologia, però, ci dice spesso il contrario.
L’Effetto Dunning–Kruger descrive un bias cognitivo comune: le persone con meno abilità in un certo ambito tendono a sopravvalutare le proprie capacità, mentre quelle più competenti spesso dubitano di sé.
Ti è mai capitato di guardare il menù per dieci minuti, incapace di scegliere tra due opzioni apparentemente identiche? O di sentirti paralizzato nel decidere cosa indossare, nonostante l’armadio sia pieno? Non sei solo: prendere decisioni, anche piccole, può a volte risultare sorprendentemente difficile.
I confini emotivi sono una delle competenze più importanti per il nostro benessere, e allo stesso tempo una delle più difficili da mettere in pratica. Non si vedono, non si toccano e spesso non sono stati insegnati da piccoli. Eppure influenzano la qualità delle nostre relazioni, la nostra serenità mentale e la capacità di vivere con autenticità.
Questo articolo ti accompagna in un’esplorazione semplice e concreta dei confini emotivi, di cosa significano nella vita quotidiana e di come iniziare a costruirli con gentilezza verso te stesso e verso gli altri.
Quando lo shopping diventa un disturbo serio?
Sicuramente molti di noi avranno incontrato qualcuno che si descrive come un “shopaholic”. Forse, occasionalmente, anche noi abbiamo sentito il bisogno di comprare un oggetto “solo per sentirci meglio”.
Non è un segreto: i social media possono avere due facce. Da una parte ci connettono con amici, famiglia e comunità in tutto il mondo. Dall’altra, scorrere post senza fine può lasciarci ansiosi, insicuri o semplicemente stanchi. Ma perché succede, e soprattutto, si può fare qualcosa?
Il modo in cui percepiamo la nostra identità e il modo in cui ci leghiamo agli altri prende forma molto presto, attraverso le relazioni e le risposte emotive che abbiamo ricevuto da bambini. Questo articolo esplora come gli stili di attaccamento influenzano le relazioni adulte e in che modo la psicoterapia può aiutare a costruire legami più sicuri e soddisfacenti.
All’interno dell’ampia diversità dello spettro autistico, alcuni individui — sia bambini che adulti —possono mostrare un caratteristico tipo di risposta alle aspettative quotidiane, quando si trovano ad affrontare, ad esempio, certe richieste da parte di altre persone, norme comportamentali, obiettivi interni o persino attività piacevoli.
Il lutto è qualcosa che prima o poi tocca quasi tutti, ma le idee che ci vengono trasmesse su come dovrebbe manifestarsi spesso rendono tutto ancora più difficile. Frasi come “cerca di essere positivo” o “ora sta meglio” nascono da buone intenzioni, ma non sempre rispecchiano ciò che prova davvero chi sta soffrendo. Per chi sta vivendo una perdita, questi messaggi possono creare pressione, vergogna o il dubbio di non provare le emozioni “giuste”.
Dormire sembra la cosa più semplice del mondo, finché arriva un periodo di stress e la mente decide di non spegnersi più. Pensieri che corrono, corpo in allerta, frustrazione crescente. In questo articolo esploriamo perché succede, cosa fa il cervello quando sei ansioso e quali strategie possono aiutarti a interrompere il ciclo dell’insonnia.
I tic sono gesti, espressioni vocali o movimenti involontari, improvvisi, rapidi, ricorrenti e stereotipati, che possono essere sia motori che vocali, e vengono classificati come semplici o complessi.
La Sindrome di Tourette (ST) viene diagnosticata quando una persona presenta sia tic motori che vocali per un periodo superiore a un anno.
Il modo in cui percepiamo la nostra identità influenza profondamente il rapporto con noi stessi e con gli altri. Eppure, per molti, questo legame può diventare confuso da vergogna, aspettative o paura di non essere accettati. Questo articolo esplora cosa significa ritrovare la propria autenticità e come la psicoterapia può accompagnare questo percorso di accettazione di sé.
Il burnout viene descritto come uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale causato da uno stress prolungato e intenso, spesso legato al lavoro o a situazioni di grande pressione.
Il termine "to burnout" in inglese si riferisce al concetto di "bruciare".
Quando una diagnosi cronica entra nella tua vita, tutto sembra perdere forma. Questo articolo parla di cosa succede dentro, nella mente, nelle relazioni e nel senso di sé, quando la malattia cambia il ritmo della vita, e di come la psicoterapia può aiutare a ritrovare equilibrio e significato.
Ti senti teso prima di incontrare nuove persone o di parlare in pubblico? L’ansia sociale è più della timidezza o dell’introversione. È una paura profonda e persistente di essere giudicati, umiliati o rifiutati. Per molti, influisce sulla scuola, sul lavoro, sulle amicizie e anche sulle interazioni quotidiane.
Ti è mai capitato di dire “sì” quando ogni fibra del tuo corpo voleva dire “no”? Non sei l’unico. Dai favori sul lavoro agli inviti sociali, molti di noi faticano a stabilire dei confini. Ma perché è così difficile dire di no? E cosa succede davvero nel nostro cervello quando esitiamo? Comprendere la psicologia dietro i nostri “sì” automatici può aiutarci a riprenderci il nostro tempo, ridurre lo stress e mantenere relazioni più sane.
Il trauma può cambiare, in silenzio, il modo in cui vediamo noi stessi e il mondo. Influisce sui pensieri, sulle emozioni e sui legami con gli altri. Che nasca da un solo evento o da un periodo difficile, comprenderlo ci permette di dare un significato al dolore e di iniziare a guarire.
Fino a una certa età, il mentire fa parte del processo di crescita del bambino, consentendo loro di esplorare i confini tra fantasia e realtà, proteggersi dalle conseguenze delle proprie azioni e comprendere meglio il modo in cui gli altri pensano.
Tutti abbiamo momenti in cui non ci sentiamo bene con il nostro aspetto, ma per chi vive con il Disturbo da Dismorfismo Corporeo (DDC), quel pensiero non passa semplicemente. Si ripete, diventando una voce critica interna che difficilmente si riesce a ignorare. Col tempo, può silenziosamente prendere il controllo della vita quotidiana, influenzando il modo in cui ci si rapporta agli altri, le scelte personali e la capacità di affrontare situazioni comuni come uscire di casa, guardarsi allo specchio o interagire con amici e colleghi.
Il perfezionismo spesso sembra una forza: precisione, ambizione, cura dei dettagli. Ma dietro questa immagine ordinata si nasconde spesso una tensione costante, un senso di “non essere mai abbastanza” che logora piano piano, anche quando tutto sembra andare bene. In questo articolo esploriamo cosa si nasconde dietro il bisogno di essere perfetti e come ritrovare un modo più gentile di stare con se stessi.
La solitudine è uno stato emotivo o la sensazione di essere isolati o disconnessi dagli altri, anche quando si è circondati da persone.
L’esperienza della solitudine è soggettiva e non riguarda necessariamente l’essere fisicamente soli, quanto piuttosto il percepire una mancanza di connessioni significative, di compagnia o di sostegno emotivo.
La solitudine può derivare da diversi fattori, tra cui relazioni carenti, sentimenti di inadeguatezza e la sensazione di essere diversi dagli altri. Può inoltre essere innescata da da una bassa autostima e da problematiche legate allo sviluppo fisico.
L’ansia per la salute, nota anche come disturbo d’ansia da malattia, è la preoccupazione eccessiva di avere o di poter sviluppare una grave condizione medica. È normale preoccuparsi del proprio benessere, ma se ti ritrovi a cercare costantemente sintomi online, a temere il peggio per ogni piccolo fastidio fisico o a visitare spesso medici in cerca di rassicurazioni, potresti soffrire di ansia per la salute.
Questa condizione può causare forte disagio, interferendo con la vita quotidiana e con le relazioni, poiché i pensieri legati alla paura di essere malati occupano gran parte della mente, anche in assenza di reali evidenze mediche di un problema serio.
Nel mondo moderno, frenetico e incerto, molte persone si trovano intrappolate nella cosiddetta modalità di sopravvivenza. Questo stato, che in origine era una risposta temporanea a un pericolo imminente, può trasformarsi in una condizione cronica alimentata da stress prolungato o traumi non risolti.
Vivere in modalità di sopravvivenza può compromettere profondamente il benessere mentale e fisico. Ma la buona notizia è che la psicoterapia offre strumenti efficaci per uscirne e recuperare un senso di sicurezza e vitalità.
Le relazioni moderne sono più complesse che mai. Tra orari frenetici, distrazioni digitali, confronti sui social media e aspettative culturali in continua evoluzione, le coppie affrontano pressioni che le generazioni precedenti raramente hanno sperimentato. L’amore, una volta considerato una semplice connessione e compagnia, deve ora resistere a stress costanti che mettono alla prova anche i legami più solidi.
Una delle sfide più grandi che le coppie affrontano oggi è il bilanciamento tra lavoro e vita privata. Quando un partner lavora spesso fino a tardi o porta a casa lo stress dell’ufficio, l’altro può sentirsi trascurato. I fine settimana, che idealmente dovrebbero offrire l’opportunità di riconnettersi, diventano spesso un turbinio di commissioni e impegni, invece che momenti di qualità insieme.
Il Disturbo d’Ansia Generalizzata (GAD) si manifesta con una preoccupazione persistente ed eccessiva riguardo a diversi aspetti della vita quotidiana - come lavoro, salute, denaro o relazioni - anche quando non ci sono motivi reali per preoccuparsi. A differenza dell’ansia normale, che è legata a eventi o situazioni specifiche, il GAD comporta una preoccupazione cronica e incontrollabile che interferisce con il normale svolgimento delle attività quotidiane. Se ti senti spesso in ansia senza una causa evidente e trovi difficile smettere di preoccuparti, potresti avere a che fare con questo disturbo.
Tutti noi soffriamo periodi di umore basso di tanto in tanto. Possiamo sentirci tristi, demotivati, o avere voglia di piangere a seguito di brutte notizie o a causa della fine di una relazione. Tuttavia, di solito ci sentiamo meglio dopo un po', quando troviamo una soluzione o accettiamo modi alternativi per affrontare eventi difficili. La depressione (nota anche come depressione maggiore, disturbo depressivo maggiore o depressione clinica), invece, si differenzia dalle fluttuazioni tipiche dell'umore e dalle emozioni quotidiane.
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