Quando il domani fa più paura del presente: gli adolescenti e la paura del futuro
C’è un momento, durante l’adolescenza, in cui il futuro smette di essere una promessa e diventa una minaccia. Non arriva all’improvviso. Si insinua lentamente, spesso sotto forma di domande silenziose: “Chi diventerò?”, “Sarò all’altezza?”, “E se sbagliassi tutto?”
Per molti adolescenti, la paura del futuro non è un capriccio né una mancanza di motivazione. È una risposta psicologica ad una fase della vita in cui tutto sta cambiando, mentre si è già chiamati a scegliere.
Un tempo di passaggio, non di stabilità
L’adolescenza è una terra di mezzo. Il corpo cambia, l’identità è in costruzione, le relazioni si riorganizzano. In questo contesto instabile, viene spesso chiesto ai ragazzi di immaginare il futuro: scegliere una scuola, un percorso, un’idea di sé adulto.
Ma come si può progettare il domani quando il senso di sé è ancora fluido? La paura nasce proprio qui: nel divario tra l’urgenza di decidere e la mancanza di una percezione stabile di chi si è.
Il futuro come giudizio
Dal punto di vista psicologico, molti adolescenti non vivono il futuro come uno spazio aperto, ma come un luogo di valutazione. Il domani diventa una sorta di tribunale anticipato in cui si teme di essere giudicati per ciò che si è (o non si è) diventati.
Questa paura può manifestarsi come:
- ansia legata alla scuola o alle prestazioni
- evitamento delle decisioni
- senso di blocco o procrastinazione
- ritiro emotivo o apparente disinteresse
Spesso, dietro la paura del futuro, non c’è pigrizia, ma il timore profondo di fallire.
Marco, 16 anni, arriva in consultazione accompagnato dai genitori. A scuola va “abbastanza bene”, ma da mesi appare spento e indeciso. Alla domanda su cosa lo preoccupa, risponde spesso: “Non lo so”. Solo dopo alcune sedute riesce a dire: “Ho paura di scegliere e scoprire che non sono capace di fare niente”. Marco non teme tanto una scuola o un lavoro specifico, quanto l’idea che il futuro possa rivelare un’immagine di sé inadeguata. L’indecisione diventa così una forma di protezione: finché non sceglie, non rischia di fallire.
Clinicamente, la sua paura non riguarda il domani in sé, ma il giudizio implicito che sente su di sé come persona.
Il peso delle aspettative
Le aspettative degli adulti, anche quando sono benevole, possono diventare schiaccianti. Frasi come “è un momento decisivo”, “ora ti giochi tutto”, “devi pensare al tuo futuro” rischiano di trasformare ogni scelta in una prova definitiva.
Per un adolescente, questo può significare vivere ogni passo come irreversibile.
La paura del futuro, allora, non riguarda solo ciò che verrà, ma la sensazione di non avere diritto all’errore.
Quando la paura si trasforma in silenzio
Non tutti gli adolescenti parlano della loro paura. Alcuni la mascherano con ironia, altri con rabbia, altri ancora con un’apparente indifferenza.
Dal punto di vista clinico, il silenzio non è assenza di pensiero, ma spesso un eccesso di pensieri difficili da nominare.
Il futuro spaventa quando non si sente di avere strumenti emotivi sufficienti per affrontarlo, o adulti capaci di reggere l’incertezza insieme.
La funzione psicologica della paura
È importante ricordare che la paura del futuro non è solo un ostacolo.
In una certa misura, segnala che l’adolescente sta prendendo sul serio la propria vita, che sente il peso delle possibilità e delle responsabilità.
Il problema non è la paura in sé, ma quando diventa paralizzante e impedisce l’esplorazione.
Il ruolo degli adulti: contenere, non spingere
Dal punto di vista psicologico, il compito degli adulti non è eliminare la paura del futuro, ma renderla pensabile.
Questo significa:
- offrire ascolto senza soluzioni immediate
- normalizzare il dubbio e l’incertezza
- trasmettere l’idea che il percorso non è lineare
- restituire al futuro la sua natura di processo, non di sentenza
Un adolescente ha bisogno di sentire che può cambiare strada, che può sbagliare, che non è definito una volta per tutte.
Uno sguardo clinico
La paura del futuro in adolescenza non è un segno di debolezza, ma il riflesso di una mente che sta cercando di immaginarsi nel mondo.
Accompagnare questa paura, invece di zittirla o forzarla, è uno dei compiti più delicati — e più necessari — della relazione educativa e terapeutica.
In terapia, la paura del futuro viene spesso esplorata come espressione di un’identità in formazione. L’obiettivo non è chiarire subito “cosa fare”, ma aiutare il ragazzo o la ragazza a tollerare il non sapere, a riconoscere le proprie risorse, a costruire un senso di continuità interna.
Quando il futuro smette di essere un nemico, può tornare a essere uno spazio da abitare con curiosità, anche se con timore.
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