La voce critica interiore: perché è così severa e come smettere di viverla come verità assoluta
Tutti noi conviviamo con una voce critica interna. Non è qualcosa che riguarda solo chi soffre, chi è in terapia o chi ha vissuto esperienze difficili. È parte del funzionamento umano. La differenza non sta nell’avere o non avere quella voce, ma nel modo in cui ci relazioniamo ad essa.
C’è chi ha imparato a riconoscerla come una voce della mente, una parte che commenta, giudica, avverte, ma che non coincide con la realtà. E c’è chi, invece, quella voce la vive come una verità assoluta, come se ciò che dice fosse un dato di fatto, incontestabile.
È spesso qui che nasce la sofferenza.
Tutti abbiamo una voce critica, ma non tutti la seguiamo
La voce critica interiore è un dialogo interno fatto di giudizi, aspettative, confronti e richieste. Può dire che non sei abbastanza, che avresti potuto fare meglio, che stai sbagliando qualcosa. A volte è sottile, altre volte molto esplicita.
Per alcune persone questa voce è riconoscibile come un commento. Arriva, parla, e poi passa.
Per altre, invece, è come se non ci fosse alcuna distanza. Quella voce non viene percepita come un pensiero, ma come la realtà stessa. Se dice “sei inadeguato”, allora è vero. Se dice “non vali abbastanza”, allora è un fatto.
Quando succede questo, la voce critica diventa estremamente potente, perché non viene mai messa in discussione.
Perché la voce critica sembra così credibile
La voce critica interiore non nasce per farci stare male. Nella maggior parte dei casi nasce come una strategia di adattamento.
Criticarsi prima significava evitare di essere criticati dagli altri.
Pretendere molto da sé significava ridurre il rischio di errore, rifiuto o vergogna.
Spesso si sviluppa in contesti in cui:
-
l’errore non era tollerato
-
il valore personale era legato alla prestazione
-
le emozioni non trovavano spazio
-
il confronto era costante
-
l’amore era condizionato
In questi ambienti, interiorizzare una voce severa era un modo per restare al sicuro. Il problema è che ciò che un tempo proteggeva, col tempo può diventare una gabbia.
Una metafora ACT: la radio sempre accesa
Nell’ACT si utilizza spesso una metafora molto semplice.
Immagina che la tua voce critica sia come una radio sempre accesa.
La radio commenta tutto quello che fai. A volte è rumorosa, a volte è in sottofondo. Può dire cose utili, ma spesso è giudicante, allarmistica, esigente.
Il punto non è spegnerla, perché probabilmente non puoi. E nemmeno cambiarne subito il contenuto.
Il punto è decidere quanto darle retta.
Se vivi come se quella radio dicesse la verità assoluta, ogni suo messaggio guiderà le tue scelte. Ti fermerai, eviterai, ti giudicherai, ti spingerai oltre i tuoi limiti.
Se invece inizi a riconoscerla come una radio, come un flusso di pensieri, puoi continuare a vivere anche mentre parla.
La radio può restare accesa, ma non deve guidare la tua vita.
Quando la voce critica diventa identità
Uno degli aspetti più dolorosi della voce critica è quando smette di essere una voce e diventa identità.
Non dice più “stai sbagliando”, ma “sei sbagliato”.
Non dice più “questa volta non è andata”, ma “tu non sei capace”.
In questi casi la persona non si limita ad ascoltare la voce critica, ci crede. La segue. La prende come criterio per valutare il proprio valore, le relazioni, le scelte.
Questo può portare a:
-
bassa autostima
-
senso costante di inadeguatezza
-
paura di esporsi
-
procrastinazione
-
difficoltà a godere dei successi
-
stanchezza emotiva profonda
Paradossalmente, più la voce critica è severa, più blocca.
Ignorarla non funziona
Molte persone cercano di combattere la voce critica ignorandola o cercando di zittirla. Questo spesso non funziona. La voce tende a tornare più forte, più insistente.
Il lavoro terapeutico non consiste nell’eliminare la voce critica, ma nel cambiare il rapporto con essa. Nel passare dal viverla come realtà al riconoscerla come una parte della mente.
Questo passaggio è spesso liberatorio.
Riconoscere non significa obbedire
Un punto centrale dell’ACT è questo: puoi riconoscere un pensiero senza doverlo seguire.
Puoi notare che la voce critica sta parlando, senza agire in base a ciò che dice.
Questo crea uno spazio. E nello spazio nasce la possibilità di scegliere.
Scegliere come comportarti, anche in presenza di quella voce.
Come la psicoterapia può aiutare
In psicoterapia si lavora proprio su questo spazio.
Si impara a:
-
riconoscere la voce critica
-
comprenderne l’origine
-
osservarla senza identificarvisi
-
ridimensionarne il potere
-
costruire un dialogo interno più flessibile
Approcci come ACT, CBT e il lavoro sul trauma aiutano a sviluppare questa capacità di distanza, chiamata defusione. Non per diventare indulgenti o rinunciatari, ma per smettere di vivere sotto un giudizio costante.
Un esempio clinico comune
Una persona racconta di sentirsi sempre sotto esame. Anche nei momenti di successo, la voce critica dice che non è abbastanza, che è stato solo un caso.
Nel lavoro terapeutico emerge una storia in cui il valore personale era legato al fare bene, all’essere all’altezza. La voce critica aveva il compito di mantenere il controllo.
Imparando a riconoscere quella voce come una parte, non come la verità, la persona inizia a sentirsi meno tesa, più presente, più libera.
La voce non sparisce, ma smette di comandare.
Tutti abbiamo una voce critica interiore. Non è questo il problema.
Il problema nasce quando quella voce viene scambiata per la realtà.
Imparare a riconoscerla, a darle il giusto peso e a non seguirla automaticamente può cambiare profondamente il modo in cui vivi te stesso e le tue relazioni.
Se senti che la tua voce critica è molto presente e condiziona le tue scelte, potresti trovare utile esplorare questo tema con un professionista. Puoi prenotare una consulenza gratuita di 10 minuti per scoprire come i terapeuti di Mindscape possono aiutarti. In alternativa, puoi compilare il modulo indicando l’orario e il numero di telefono preferiti, e un membro del team ti contatterà entro 48 ore.




